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Il Bike Sharing, si sa, è in piena esplosione in tutta Europa e non solo, interpretando una giusta formula di mobilità sostenibile in grado di contribuire efficacemente sia a limitare il congestionato traffico dei centri urbani sia a migliorare la qualità di vita delle persone, riducendo le emissioni dannose.

L’anno che va a chiudersi è stato caratterizzato dall’esplosione del fenomeno del “free floating”, formula di bike sharing che libera l’utilizzatore dall’obbligo di prendere e restituire la bici in noleggio presso una stazione ben stabilita ma, grazie alla presenza sulle bici in questione di appositi sistemi di localizzazione, consente l’individuazione del più vicino mezzo disponibile, e il libero parcheggio dove si desideri dopo il suo utilizzo. Il tutto ovviamente reso possibile dall’immancabile app dedicata.

Principali interpreti di tale formula sono stati i produttori cinesi, Mobike e Ofo tra tutti, forti delle esperienze maturate in patria, che hanno letteralmente invaso le principali città europee, italiane comprese, suscitando non poche polemiche per l’utilizzo a dir poco “invasivo” dei mezzi diventati, in molti casi, veri e propri ostacoli alla circolazione di uomini e cose.

Mentre non si sono ancora spente le reazioni che in alcune città hanno addirittura portato al divieto per tale formula, ecco arrivare sulla scena un nuovo player, LimeBike, questa volta però di provenienza occidentale e più precisamente americana.

limebike